E quei briganti neri

E quei briganti neri m'hanno arrestato,
in una cella scura m'han gettato;
mamma non devi piangere per la mia triste sorte,
piuttosto di parlare vado alla morte.

E quando mi han portato alla tortura
legandomi le mani alla catena:
"Legate pure forte le mani alla catena,
piuttosto di parlare torno in galera"

E quando mi han portato in tribunale,
chiedendo se conosco il mio pugnale:
"Sì sì che lo conosco, ha il manico rotondo:
nel cuore dei fascisti lo piantai a fondo"

E quando mi han portato in tribunale,
chiedendo se conosco il mio compagno:
"Sì sì che lo conosco, ma non dirò chi sia:
io faccio il partigiano e non la spia"

E quando l'esecuzione fu preparata
fucili e mitraglie eran puntati.
Non si sentiva i colpi, i colpi di mitraglia,
ma si sentiva un grido: "Viva l'Italia!".
Non si sentiva i colpi della fucilazione,
ma si sentiva un grido:"Rivoluzione!"

Canto partigiano della Val d'Ossola, molto popolare in Val Pellice.
Il G.T.A. lo esegue accompagnandolo con la lettura di brani tratti
dalla lettera del partigiano condannato alla fucilazione: Luigi Ernesto Monnet.