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La monumentale opera rappresenta il ciclo della vita dalla nascita (a destra, neonato e tre donne accovacciate simbolo del parto o di una natività naïf) alla morte (a sinistra, vecchia accoccolata su se stessa, affiancata da un uccello bianco, simbolo di morte, che ghermisce una lucertola - tentatrice, simbolo della parola), anche attraverso altre figure e paesaggi polinesiani e sottolinea l'eterno scontro tra conoscenza e innocenza. E' stata realizzata nel 1897, anno critico per l'artista, sia sotto il profilo fisico (malattia di cuore, sifilide), sia sotto il profilo psicologico (isolamento, guai giudiziari, insuccesso artistico), con un lavoro febbrile, di getto, 'in punta di pennello' e 'su tela da sacco piena di nodi e rugosità', vero esempio di 'libertà espressiva'. Può essere considerato un quadro-testamento, un quadro-diario; un quadro-antologia cromatica e formale; un quadro-inno al primitivo e alla natura; un quadro-album di raccolta di figure; un quadro-addio all'Europa dove 'Tutto è marcio, gli uomini e le arti'. Al mondo occidentale e alla sua cultura in crisi, Gauguin vorrebbe contrapporre un mondo edenico, nel quale la malinconia, la tristezza e la sofferenza esistono, ma sono accettate come parte integrante ed ineludibile dell'esistenza. La sensualità che irradia dai nudi femminili non è peccaminosa, ma naturale; il silenzio domina la scena, proprio perchè la parola è inutile, come simboleggia l'uccello bianco che tiene ferma tra le zampe una lucertola; l'ambiguità, il mistero, la complessità sono determinati dalla simultaneità di tempi diversi, dal realismo mescolato al fantastico, dalla quotidianità unita al surreale. Gauguin afferma che il suo sogno 'non si lascia catturare', che conta di più ciò che rimane 'inespresso'. Nella lettura dell'opera deve quindi guidarci il cuore e non la ragione e dobbiamo cogliere la musica che scaturisce dai colori 'enigmatici', dobbiamo cogliere il carattere 'visionario', 'onirico'. Le tre domande esistenziali, 'D'où venons-nous? Que sommes-nous? Où allons-nous?, presenti nel cartiglio giallo in alto a sinistra, non trovano ovviamente risposta, ma hanno una funzione evocativa dell'appassionante enigma irrisolto dell'esistenza e concorrono a creare l'atmosfera di 'oscurità' che contraddistingue la tela. Se proprio volessimo tentare una risposta? Ci troveremmo di fronte a tre alternative: ateismo, creazionismo, agnosticismo. Le prime due trovano-creano risposte che danno sicurezza e conforto; la terza, la non-scelta, crea il perenne dubbio. Qualunque sia l'atteggiamento dell'uomo sul senso del suo esistere, di tipo religioso (idolo blu immerso nella luce lunare) o di tipo speculativo (le due donne, simili a fantasmi, che passeggiano conversando tra loro), non si arriverà mai alla verità. Gauguin, nella sua descrizione dell'opera, tra l'altro scrive:"Tutto ciò accade lungo un ruscello, sotto gli alberi. In fondo è il mare e le cime dell’isola vicina. Malgrado i diversi motivi di colore, il tono del paesaggio è tutto blu e verde veronese. Su questo fondo tutti i nudi staccano in vivo arancione." Il paesaggio è talvolta realistico, talvolta fantastico ed irreale, anche per l'uso arbitrario della luce e per la presenza di arabeschi decorativi. Il colore ('il linguaggio dell'occhio che ascolta') ha un ruolo importante: la vegetazione è blu, i corpi sono gialli o arancione o marrone scuro; i colori sono quelli della terra e dell'acqua, cui si lega la vita. Infine alcune figure, più di altre, polarizzano l'attenzione dello spettatore: la figura maschile al centro, ai cui piedi si trova un bambino che sta mangiando un frutto ed è attorniato da animali, sembra un sacerdote intento ad un rituale sacro che compie ad occhi chiusi (rapporto diretto e simpatetico con la natura?); le due donne su una nuvola marroncina e grigia sembrano arrivare da un altro mondo (l'aldilà?); l'idolo blu con le braccia levate al cielo sembra proteggere l'intera scena (funzione consolatoria della religione?); la figura femminile con il braccio sollevato guarda stupita le due donne che 'osano' riflettere sul senso della vita. Gauguina aveva scritto:'Verrà un giorno, e presto, che mi rifugerò nella foresta in un'isola dell'Oceania a vivere d'arte, seguendo in pace la mia ispirazione, circondato da una nuova famiglia lontano da questa lotta europea per il denaro. A Tahiti, nel silenzio delle notti tropicali, potrò ascoltare il ritmo dolce e suadente del mio cuore, in armonia con le presenze misteriose che mi circondano. Libero, senza problemi di denaro, potrò amare, cantare, morire'. Realizzerà tutti questi sogni, dei quali questa tela è, come scriveva lui, 'il sontuoso mantello'. |