UNO SGUARDO SULLA VALLE

La Val Pellice, di origine glaciale, compresa tra la Valle Po a Sud e la Val Germanasca a Nord-Ovest, si sviluppa per circa 30 chilometri, lungo i quali consente al visitatore di far spaziare il suo sguardo su pianure ordinatamente coltivate; su digradanti colline e basse montagne, ricoperte di castagni, faggi, querce e pini silvestri; su valloni laterali, ora scabri, ora verdeggianti, piuttosto ripidi e percorsi da affluenti del Torrente Pellice, tutti dal breve e tumultuoso corso; su nove comuni, ciascuno con le sue caratteristiche e la sua storia; sulle vette ardite e dalle forme curiose delle sue dorsali montuose, che ne fanno una valle chiusa, protetta, un po’ isolata; sui numerosi sentieri, per altro non sempre facili da percorrere. Forse proprio per questo risulta così suggestiva, perché sembra aver conservato il fascino e la genuinità del passato ed avere rifiutato le lusinghe del consumismo.
E’ un mondo da scoprire, che svela con molta parsimonia le sue bellezze ed i suoi segreti più autentici.
Per visitare la Valle longitudinalmente, si parte da Bricherasio e, attraversati Luserna San Giovanni, Torre Pellice, Villar Pellice e Bobbio Pellice, si giunge a Villanova, la frazione più elevata di quest’ultimo Comune ed abitata solo d’estate; se si vogliono visitare anche gli altri Comuni di Valle, si possono fare brevi deviazioni laterali verso Bibiana, Lusernetta, Rorà ed Angrogna.
Durante la risalita è possibile vedere, sulla propria sinistra, corrispondente alla destra idrografica, le catene montuose, che si originano dal monte Granero (m. 3171), costituito da rocce di origine eruttiva, e che si sviluppano attraverso Punta Sea Bianca (m.2721), Monte Frioland (m.2720) e Monte Cavallo (m. 2153); mentre, alla propria destra, corrispondente alla sinistra idrografica, emergono il monte Cappello (m. 2839), il Palavas (m. 2929), monte particolare di origine oceanica, ed il Bric Bucìe (m. 2998) ed ancora Punta Cornour (m. 2868), la Cialancia (m. 2855), il Gran Truc (m. 2336) ed il monte Vandalino (m. 2121).
Sulla Valle si affacciano alcuni valloni tributari: la Valle di Luserna, famosa per le sue cave di gneiss lamellare, notevole risorsa economica, anche se non priva di forte impatto ambientale; la Valle d’Angrogna, disseminata di massi erratici, soprattutto in prossimità di Pra del Torno; il Vallone di Subiasco o degli Invincibili, impervio, selvaggio e inospitale con pareti verticali, guglie e creste affilate e con abbondanza di ginepri, rododendri e brugo, alternati a rare betulle e faggi; la Comba dei Carbonieri, solcata dal tumultuoso Rio Ghicciard, disseminata di faggete, castagneti e grandi massi, testimonianza di cordoni morenici e zona adatta all’escursionismo per la presenza di cime quali il Granero e la Meidassa (m. 3105).
Nell’Alta Valle esistono evidenti testimonianze delle glaciazioni del Quaternario: la levigatezza di vaste zone alle falde dei monti Granero e Manzol, le conche dei laghi Mal Cunsej, Lungo e Nero, il lungo pianoro (Km. 4) della Conca del Pra, i cordoni morenici di Pian Frollero; mentre nella Bassa Valle si attribuisce ai terrazzamenti presenti tra Bricherasio e San Giovanni controversa origine, ora fluviale, ora glaciale, ora fluvio-glaciale.