Una poesia di Nino Costa, “Acque del me pais”, riportata dalla guida di Avanzini, suona come un inno elogiativo alla abbondanza, purezza e freschezza delle acque della Val Pellice e, seguendone i versi, si può esplorare l’universo acqueo di questa vallata.
... E vengono in mente la “Cascata del Pis”, vicina al Pianoro del Pra, “Ciò la Vaccia”, sulla strada che conduce al Parco Montano di Rorà, la cascatella del Rio Combalira presso Villanova, ultima frazione di Bobbio Pellice.
... E vengono in mente “bialere” (=canali di irrigazione), eredità di un lontano passato conservato con cura; sorgenti montane che convogliano le loro acque a fontane in pietra, come la “Viet”, sulla strada per l’ex Rifugio Valanza o la “Martinail”, sulla strada tra
Pra del Torno e Serre; fontanili nei vari paesi o frazioni, come la Bodeina sopra Villar Pellice o Serre d’Angrogna; provvidenziali fontanelle per le borracce degli escursionisti o cicloturisti che percorrono la vallata; laghetti per pesca facilitata, dove è praticato anche l’allevamento di trote e salmerini per il ripopolamento dei corsi d’acqua montani e si possono vedere cigni, casarche...
... E vengono in mente i mulini di cui era disseminata la valle e di cui rimangono “archeologiche” tracce, che bisognerebbe far rivivere, da Bibiana al Chiot d’l’Aiga; le industrie tessili e dolciarie, i cui macchinari ne hanno sfruttato la forza motrice; l’industria di imbottigliamento di acque minerali, che diffonde la ‘buona qualità’ dell’acqua locale.
... E vengono in mente l’Angrogna che si fonde con il Pellice agli Appiotti; il Subiasco che attraversa violento l’omonimo vallone impervio sopra Bessè; il Luserna che accarezza le montagne di gneiss lamellare; il Ghicciard che piomba dal Vallone dei Carbonieri in cascatelle e gorghi; il Rio Carofrate della Borgata Chabriols inferiore ed il Chiamogna vicino a Bricherasio; ma, su tutti, il Pellice dal corso vario e suggestivo.
Da piccolo corso saltellante tra le rocce, al di sotto della Conca del Pra, diventa corso più ampio ed arginato a Bobbio, corso calmo, ma infido a Torre Pellice, con vegetazione fitta e presenza sulle sue sponde di aironi cinerini, merli acquaioli e martin pescatore, corso lento tra basse colline di castagni, querce, faggi, che confluisce nel Po, tra Villafranca Piemonte e Moretta.
Questo invidiabile patrimonio d’acqua richiede di essere preservato e tutelato, perché l’acqua è vita e, quando porta morte e distruzione, solitamente, svela le responsabilità umane: inquinamento, cementificazione selvaggia, rifiuti...
L’acqua è amica, quando finisce di esserlo, ci si deve interrogare e, di solito, pentire.