AMICO BOSCO

La Val Pellice è ricoperta da boschi di latifoglie e di conifere che assolvono a molteplici funzioni: ci fanno respirare meglio con la loro azione di fotosintesi clorofilliana; umidificano l’aria; combattono l’erosione dell’acqua, la disgregazione delle rocce ed il livellamento del terreno; impediscono con le loro chiome che il suolo sia dilavato dalle piogge violente; riducono con le loro radici il rischio di smottamenti e frane; fungono da frangivento e barriera contro le valanghe.
Sono belli i boschi e ritemprano lo spirito quando ci si inoltra nei loro sentieri a passeggiare o alla ricerca di mirtilli, fragole selvatiche, castagne, funghi o per fare sport all’aria aperta. Sono una risorsa economica: fonte di energia, materia prima per segherie e falegnamerie, prodotti per trasformazioni chimiche in cellulosa, coloranti, resine, tannino.
Numerosi in Valle i castagneti, con piante spaziate, sottobosco pulito ed esemplari talvolta centenari e possenti.
Si sente la mano dell’uomo che trae da questo tipo di piante frutti saporiti, ‘il pane dei poveri’, e consente, con la bruciatura di foglie e di ricci vuoti, la crescita di porcini e primule nel sottobosco: prelibatezza gastronomica i primi, spesso messi in mostra nelle fiere locali, ‘polenta’ allegra e primaverile le seconde, utilizzate talvolta come inconsueto ingrediente in cucina. Utili all’uomo, al quale forniscono legname semiduro, nelle coltivazioni a ceduo, per travi e tavolame, mobili e doghe per le botti, pali per le viti; diventano anche rifugio per la piccola fauna: nelle cavità dei loro tronchi possono ‘alloggiare’ l’allocco, il picchio muratore, la cincia, i ghiri, i pipistrelli...Nel sottobosco pulito crescono ginestre, felci e graminacee o il violaceo brugo... Tra le chiome ombrose, si possono veder volare ghiandaie, cinciallegre, picchi verdi; tra i tronchi, scorgere fughe rapide di lepri; assistere alla guizzante arrampicata degli scoiattoli o alla corsa distruttiva dei cinghiali o alle picchiate delle poiane...
Lo spettacolo più gratificante però è dato dalle loro chiome fresche e verde intenso dell’estate o rosso ramato dell’autunno.
Solo da poco ci si è resi conto del valore ecologico e non solo economico del bosco, che è in pericolo a causa dell’uomo, che produce talvolta incendi dolosi o accidentali o taglia spesso in modo dissennato.
Tuttavia altri rischi insidiano il nostro ‘amico bosco’: l’inquinamento atmosferico dovuto alle piogge acide a base di anidride solforosa, le eccessive precipitazioni naturali o la siccità, il forte vento o le nevicate eccezionali, i parassiti...
In Val Pellice ci sono belle faggete (spettacolare il parco montano di Rorà), nel cui sottobosco crescono il biancospino, il nocciolo, i ciclamini, le primule ed i funghi, tra l’apparato radicale che sporge contorto dal terreno.
‘Amica’ davvero la faggeta, perché dona rifugio nelle sue cavità a scoiattoli, picchi neri, allocchi; tra le fronde folte ospita nidi di luì piccolo, di picchio rosso maggiore; tra lo strato di foglie morte dà rifugio a moscardini, toporagno e ghiri.
Nel suo umido sottobosco trovano il loro naturale habitat lumache, salamandre e chiocciole, oppure pascolano i caprioli.
Nel passato il suo legno resistente era usato da ardere, mentre le faggiole erano date in pasto ai maiali, ma, in caso di necessità, erano tostate come i chicchi del caffè e dai semi si ricavava olio alimentare: nei periodi ‘duri’, la fantasia gastronomica è sollecitata!
Oltre i 1000 metri, in Valle crescono, spesso associati, pini silvestri o neri, larici, abeti rossi e rari cembri: sotto queste conifere, prosperano i ginepri, gli arbusti di mirtillo e l’erica.
I lariceti sono i più diffusi e costituiscono boschi con valenza turistico-ricreativa, perché nelle loro radure filtra la luce ed il sottobosco è ricco di rododendri, di mirtilli di cui sono golosi i galli forcelli, di laricini dalle tenui tonalità beige-oro e sono popolate da strane strutture, gli acervi, casa delle formiche rufe , che vivono in quantità tra gli aghi ed i frammenti dei rami e sono autentiche ‘ecologiste’, perché mangiano le larve dei parassiti del legno di conifera e sono gli unici ‘killers’ protetti dalla legge regionale!
In Valle c’è anche la presenza di alcune peccete (abeti rossi), particolarmente fitte e perciò con un sottobosco quasi privo di vegetazione, anche se il mirtillo nero prolifera, muschi e felci la fanno da padroni ed i funghi abbondano.
Questo sottobosco è popolato da scoiattoli, topi, arvicole, cince, regoli, galli forcelli e caprioli.
Ci siamo avvicinati al bosco o per distruggerlo o per sfruttarlo; abbiamo ‘alterato’ gli ecosistemi, abbattendo alberi per riscaldarci o rimboschendo con specie non autoctone; abbiamo agito per interesse economico immediato o ‘posticipato’; abbiamo reinventato paesaggi per fini turistici o educativi, abbiamo protetto o dissestato il suolo; abbiamo raccolto i frutti di bosco da sempre; abbiamo nutrito con i suoi frutti i nostri animali; abbiamo cacciato tra le sue verdi braccia; ci siamo spaventati con le leggende entrate nel patrimonio immaginario collettivo...
Dobbiamo, da oggi, imparare a ‘godere’ il bosco per la sua bellezza ed a ricercarlo per il suo potere di farci riassaporare i ritmi, tranquilli e rasserenanti, della natura.