VERDE COLORE

Il paesaggio vegetale, con le sue varietà tonali, con le sue forme e dimensioni, sottolinea la bellezza di una valle; ne cambia la fisionomia col mutare delle stagioni; si lega alle attività dell’uomo e ne subisce l’azione; offre nicchie a varie specie animali; fornisce frutti e materiali da costruzione; rappresenta una risorsa turistica ed una ricchezza ambientale; rigenera lo spirito ed il corpo; porta incise tracce del passato...
L’esaustività è impossibile, e allora, come registi con una macchina da presa, lasciamoci guidare dallo sguardo e proviamo a realizzare alcuni “zoom”, parti di un tutto, per mettere in primo piano le luci e gli incanti propri di ciascun ambiente.
La Val Pellice ci viene incontro con campi coltivati e frutteti ordinati attorno alle cascine o ai casolari, cui si mescolano salici, frassini, acacie e maggiociondoli, cespugli di sambuco e di rovo.
Qualche isolato esemplare di farnia, quasi reperto archeologico, sembra, con la strana architettura del suo tronco rugoso e dei suoi rami, volersi opporre all’avanzata delle coltivazioni.
Fino alla quota di mt. 1000, incontrastato dominatore è il bosco di latifoglie, nel quale risaltano le betulle dalle bianche cortecce; i faggi dai tronchi argentei nodosi e contorti; i castagni dall’ampia e densa chioma, talvolta secolari, sempre generosi di saporiti frutti, mescolati a roverella o rovere; i noccioli ed i noci, i primi con il delicato verde delle loro foglie, i secondi dalla mole forte ed imponente; i ciliegi, chiazze bianche e fragili durante la fioritura o rosseggianti di frutti in estate.
Sul terreno del sottobosco c’è tutto un mondo da scoprire: in primavera, precoci gialle primule, profumate viole, azzurri fiori dell’erba trinità, bianchi bucaneve, fragili denti di cane nascosti nell’ombra; in autunno profumati, colorati e saporiti funghi, come porcini, gallinacci o ovoli reali.
Oltre i mt. 1000, inizia il regno delle conifere. Molte varietà si mescolano: larici, pini mugo, neri, cembri, silvestri, abeti rossi e bianchi.
Sui pendii dei monti e lungo i valloni si intrecciano giochi cromatici di verde, tocchi chiari si alternano a sfumature scure o argentate, inframmezzate dal marrone fulvo delle pigne, i cui pinoli sono ghiotto ed abbondante cibo per ghiandaie e crocieri.
Tra i mt. 1000 e i mt. 2000, ai limiti delle conifere e dei pascoli, si entra nel variegato mondo degli arbusti contorti, alcuni puramente decorativi, alcuni infestanti, altri fruttiferi: ontani e salici di montagna, ribes rosso, rose canine dalle tenui sfumature rosa, gialle ginestre dei carbonai, brugo violaceo, biancospino, fragole, lamponi, uva spina, olivello spinoso.
Salendo in quota, si incontrano pascoli magri e arsi con ricchezza di graminacee e punteggiati da potentille, astri, nigritelle e garofanini: tavolozza di colori fra l’erba.
Anche le rocce nascondono segreti verdi e colorati: sassifraghe, muschi, licheni verde-argento; mentre nei prati umidi svettano i bianchi eriofori, simili a piume di egretta o ad un piumino da cipria; occhieggiano timidamente i delicati fiori azzurri del myosotis o il dentellato viola delle soldanelle.
Sui macereti, ai limiti dei nevai, germogliano i ranuncoli dei ghiacci dalle punte rosate; nei prati si intrecciano gli azzurri e i blu delle genziane; tra le rocce ombrose, spunta l’azzurro chiaro della campanula valdense; sui dirupi, infine, si staglia il bianco peloso della stella alpina, incontrastata signora delle vette.