L'ARCA DI NOE'

Il lontano, l’esotico e lo strano affascinano, mentre il vicino, il quotidiano ed il normale appaiono scontati, e perciò noiosi.
Sicuramente bisogna mutare la propria prospettiva, armarsi di pazienza e rispolverare la propria capacità di essere curiosi ed attenti anche verso il consueto, per riuscire a rendersi conto che anche nel conosciuto rimangono sempre un margine di mistero e la possibilità di qualche nuova scoperta.
Il ronzio insistente dell’ape che succhia il nettare da un fiore; il rosseggiare puntinato di nero della coccinella che si posa su uno stelo d’erba tremulo; il luccichio indiscreto delle lucciole in una notte d’estate; gli arabeschi di un volo inquieto di farfalla; lo strisciare furtivo di un serpe; il saltellare sospettoso di un pettirosso sulla neve in cerca di cibo; il tamburellare ritmato di un picchio sul tronco di un albero; la guizzante arrampicata di uno scoiattolo fra i rami; il verso lugubre di una civetta nascosta tra le fronde; il volo lento e maestoso dell’aquila; i balzi potenti di uno stambecco sulle vette innevate; il fischio allarmato di una marmotta; lo sfrecciare azzurro di una ghiandaia; il tubare amoroso di una tortora; il mimetizzarsi di una pernice bianca; il canto d’amore di un gallo forcello; le cornate di due mufloni rivali; il gracidare di una rana nello stagno; il frenetico lavoro delle formiche rosse dei boschi di conifera; fruscii, sibili, cinguettii...
Un mondo sonoro e visivo si offre a chi sappia pazientemente osservarlo e desideri scoprirlo.
Con questa intenzione, tenteremo di esplorare il mondo animale della Val Pellice, per portarne in primo piano la ricchezza e la varietà che ad ogni turista attento, magari con l’hobby del “birdwatching” o il “pallino” del naturalista, offrirà sicuramente sorprese e risulterà inaspettatamente affascinante.
Nella bassa Valle, specialmente alla fine dell’estate, molti campi di mais in piena maturazione costituiscono un’irresistibile attrazione per i cinghiali, che popolano numerosi i boschi della valle ed il cui numero è sensibilmente aumentato, a causa dello spopolamento della media montagna e del conseguente sviluppo del sottobosco, ambiente ideale per loro a caccia di fagiani di monte, lepri e pernici, dei quali distruggono le nidiate.
Sulle colture volano attenti corvi e cornacchie; saltellano alla ricerca di lombrichi i merli; vanno in cerca di cibo i fringuelli. Vicino alle case rurali, si posano i pettirossi, dal forte senso della territorialità; si spingono le vivaci e rumorose cinciallegre ed i cardellini.
Negli stagni o in prossimità di luoghi umidi, c’è un trionfo di rane e rospi e, quando il tempo è particolarmente piovoso, sbucano le salamandre pezzate.
Nei boschi di latifoglie e di conifere, che si susseguono tra i 1000 e i 2000 metri, si aggirano la volpe rossa, la donnola astuta, il tasso, il ghiro dormiglione, lo scoiattolo scattante e miriadi di topi ed arvicole.
Nel sottobosco si nasconde la lepre e lavora ininterrottamente la formica rossa, killer dei parassiti delle piante; tra i rami si sentono i picchiettii insistenti dei picchi (rosso maggiore e minore, verde, nero, muratore), il nervoso e rapido svolazzare degli scriccioli, il monotono verso dei cuculi; si intravedono i rapidi movimenti verticali dei rampichini alpestri e lo sfrecciare azzurro delle ghiandaie; si intuiscono tra pietre ed erba, le presenze inquietanti di marassi, bisce dal collare ed orbettini; riposano e pascolano nelle radure gli eleganti caprioli.
Di notte questi luoghi diventano il regno incontrastato di allocchi, gufi e civette.
Nel cielo, sopra le cime di larici, abeti e pini, si intravede la sagoma scura di poiane, astori, sparvieri e gheppi e nel folto del bosco si sente il rosicchio preciso dei crocieri a caccia di pinoli. Nei lariceti, molto diffusi in Valle, si annidano cince dal ciuffo, cince more e ciuffolotti.
Se si sale in quota, oltre i limiti della vegetazione, in prossimità delle praterie alpine, si possono incontrare fagiani di monte dalla rossa cresta, coturnici eleganti, pernici bianche, picchiettate di grigio in estate e perfettamente mimetiche nella neve d’inverno; lepri variabili, agili e bianche fra il bianco della neve e scattanti ermellini; si possono vedere gracchi alpini, corallini e corvi imperiali; non mancano culbianchi, codirosso spazzacamini, che non disdegnano i sottotetti delle baite ricoperte di lose; sbucano tra l’erba e le rocce le marmotte, pronte a lanciare i loro fischi d’allarme; non mancano cesene e, fra le pietraie, anche sordoni, ed ultima, ma non meno interessante, la misteriosa salamandra nera.
Non simpatica, non bella, ma importante anch’essa nell’ecosistema, ospite delle zone soleggiate e pietrose, è la vipera: è giusto sapere che c’è, ma è sperabile non incontrarla!
Spettacolo più gradevole è offerto dai tozzi ed energici mufloni, sempre a caccia di tenera erba o dai branchi di camosci saltellanti.
La Val Pellice è ricca di corsi d’acqua tumultuosi, nei quali guizzano salmerini alpini, trote fario, trote marmorate ed iridee. Sul loro corso volano in picchiata martin pescatore, merli acquaioli e ballerine gialle.
Sui prati montani ricoperti di fiori ronzano ininterrottamente le api, le vespe ed i bombi alpini, attratti dal nettare e, mimetiche ed aggraziate, tra le corolle si posano le policrome farfalle. Sulle vette innevate e sui dirupi scoscesi è tornato a dominare, da autentico re, lo stambecco.