La Val Pellice è stata definita “La Valle della libertà”, perché il suo popolo per secoli ha lottato per conquistare la libertà religiosa, politica, culturale ed ideologica.
I Valdesi, in otto secoli di storia, fino alle ‘Patenti regie’ del 1848, anno dell’emancipazione, hanno combattuto guerre (1484, 1560, 1686) ed hanno sofferto persecuzioni (1655 le Pasque Piemontesi) per vedere riconosciuti i loro diritti; sono fuggiti in massa e sono ritornati con il Glorioso rimpatrio (1689); i valligiani, senza distinzione di sesso e di matrice religiosa, hanno offerto un contributo prezioso alla guerra di liberazione dal 1943 al 1945; la popolazione montanara e contadina si è battuta per conservare le sue memorie e tradizioni (Museo etnografico di Torre Pellice e Museo della Donna Contadina di Serre d’Angrogna) e per progettare i suoi ‘ecomusei’ come l’Hotel du Chamois di Rorà o Barma Mounastira o la Crumière; gli operai hanno combattuto con scioperi, manifestazioni e lotte per la difesa dello Statuto dei lavoratori.
‘Terra di ribelli’, dunque, tesi a rendere al mondo libertà e giustizia.
Un mito, diciamo oggi.
Soffermiamo la nostra attenzione su alcuni ‘segni’ storici che ci possono far capire la poliedrica e ricca fisionomia della Valle.
…Tracce di arte rupestre, toponimi saraceni, una fitta rete di scuolette Beckwith, copie della Bibbia amorevolmente custodite, un ‘Coulege’ per formare i pastori itineranti, un ‘quartiere valdese’ con Collegio, Convitto, Museo, alloggi per i docenti, la sala sinodale; molteplici templi valdesi in Valle e nei valloni secondari; castelli feudali disseminati in posizioni strategiche come il Forte di Santa Maria a Torre Pellice, di San Michele a Luserna, di Castelfiore a Bibiana…; chiese cattoliche, piloni votivi e cappellette gentilizie; mercati con le loro suggestive ali come il Foro Boario di Bibiana o la Loggia dei Mercanti di Luserna Alta; industrie di filatura del cotone a Pralafera, di estrazione e di lavorazione della pietra di Luserna come le Cave di Rorà o del Mugniva; baite appartate pronte ad ospitare pastori durante la transumanza o partigiani come al Bagnòou…
La storia si radica nei luoghi, nelle cose, nei canti e nelle leggende locali, ma, soprattutto, nelle menti e nei cuori di chi non vuole dimenticare: la Val Pellice è un grande e complesso ‘laboratorio storico’ da scoprire e da valorizzare.