La Storia dei Valdesi,‘la singolare vicenda del popolo-Chiesa, come sottotitola un diffuso testo del pastore Giorgio Tourn, si dipana nell’arco di otto secoli caratterizzati da guerre, persecuzioni, vittime, clandestinità, imprese audaci, rivendicazioni, conquiste…
All’origine del movimento dei Poveri di Lione c’è una crisi spirituale del suo fondatore, Valdo o Valdesio o Valdès, un ricco mercante che donò come San Francesco i suoi averi e divenne ‘uomo di strada’, povero predicatore dedito alla diffusione del vangelo presso la gente.
La lettura e la spiegazione del vangelo, l’umiltà e la semplicità erano le sue armi contro una Chiesa cattolica colpevole di abusi e soprusi.
Lo scontro era inevitabile: il clero potente lo costrinse all’esilio ed il Papa gli concesse il voto di povertà, ma non l’autorizzazione di predicare.
L’autorità, però, colpiva tardi, perché il movimento aveva ormai molti seguaci che, scaglionati nel tempo, si diffusero ovunque, anche nelle valli valdesi, con il loro messaggio di pace, la loro serenità di vita ed il loro rigore morale.
La Chiesa, timorosa della sua perdita di potere, attivò nel corso del 1200 una campagna persecutoria contro tutti i gruppi religiosi ‘eretici’: ciascuno si difese come poté, i Valdesi lo fecero con la scelta della clandestinità.
Per salvarsi, a volte, è necessario ‘fingere’: i Valdesi partecipavano ufficialmente alla vita religiosa ‘cattolica’, ma, nella clandestinità, guidati dai ‘Barba’, si fortificavano nella loro fede attraverso la lettura e lo studio della Bibbia.
Questo non bastò ad evitare loro persecuzioni dal 1200 al 1400, secolo in cui, con la diffusione della mentalità umanistico-rinascimentale, trovarono nuova vitalità, attestata da forte produzione letteraria.
La fine della clandestinità e l’opportunità di creare una chiesa e di diffondere in lingua francese le Sacre Scritture furono offerte dall’adesione alla riforma nel sinodo di Chanforan del 1532: nell’omonima località angrognina, una stele ricorda l’avvenimento.
L’intreccio tra le vicende valdesi e le vicende europee diviene più stretto quando i Francesi nel 1536 invadono il Piemonte ed iniziano, a partire dal 1560, un’aspra guerriglia sui monti contro i Valdesi ad opera del Conte della Trinità.
Accanto alle responsabilità umane e politiche, un evento storico collettivo come la peste del 1630 fece molte vittime anche tra i Valdesi, che tentarono di sfuggire al contagio rifugiandosi sui monti.
Nel 1655, durante le Pasque Piemontesi, seguite dalla revoca dell’Editto di Nantes (1685), i Valdesi subirono l’ennesima persecuzione che li spinse all’esilio in Svizzera (1686).
Sarà Arnaud nel 1689, durante il Glorioso Rimpatrio, marcia faticosa sui monti, a riportarli nelle valli ed a far loro giurare al Sibaud di restare uniti. Nel 1690, i Savoia, con Amedeo II, fecero pace con i Valdesi, perché timorosi di Luigi XIV e bisognosi di alleati.
La storia, tra considerazioni e rifiuti, prosegue fino al 1848 quando Carlo Alberto, il 17 febbraio, accorda le ‘Patenti regie’, che attestano l’emancipazione ed il riconoscimento dei diritti civili e politici alle minoranze religiose.
Ogni anno questo evento è celebrato dai ‘fuochi di gioia’, giganteschi falò che bruciano nella notte in ogni borgata, e nel 1998 cadrà il 150° anniversario di questa straordinaria ricorrenza.
Il diritto alla libertà è naturale e nessun popolo, nessuna minoranza, nessun individuo dovrebbe essere costretto a soffrire, lottare e morire per vederselo riconosciuto.
Gli dovrebbe spettare di diritto, appunto!
Liberi, diversi ed uguali. Ci piace pensare sia vero!