ARTE

COME BENE CULTURALE

Se si è convinti che l’opera d’arte sia un oggetto e non un’immagine, allora essa assume significato perché esiste in un certo luogo, in un certo tempo ed è stata realizzata per un certo scopo.
Proviamo a ‘leggere’ così alcune forme d’arte che si trovano nella valle, per cogliere in esse il ‘senso’ dell’originalità o della tradizione.
Esploriamo l’architettura religiosa che si esprime in templi valdesi, chiese cattoliche, cappelle gentilizie, cappelle foranee e piloni votivi, per cercare di ritrovare tracce delle lotte religiose; curiosiamo tra i centri storici dei vari paesi per coglierne l’assetto urbanistico e la vita di relazione; vagabondiamo tra i cascinali di pianura e le baite di montagna per vedere tipologie differenziate e diversi materiali da costruzione, rivelatori di realtà economiche e sociali; inoltriamoci sui pendii dei monti e lungo i sentieri e le mulattiere per scoprire tracce di arte rupestre dei nostri remoti progenitori per remoti progenitori per renderci conto del rapporto dell’uomo con il proprio territorio e con la religione…
Troviamo segni della plurisecolare contrapposizione tra valdesi e cattolici nei templi e nelle chiese, presenti in tutti i comuni, che nella loro struttura e collocazione esprimono questo scontro materiale e spirituale.
Talvolta si possono fronteggiare, come a Luserna San Giovanni, dove il tempio dei Bellonatti (1806), con facciata neoclassica e pianta ellittica, si impone, unico fra i templi di Valle, per la sua grandiosità ed è fronteggiato dalla Chiesa cattolica di San Giovanni Battista (1734), altrettanto maestosa.
Possono trovarsi agli estremi del paese, come a Torre Pellice, dove nel ‘quartiere valdese’ di Via Beckwith si erge il tempio del 1832 con l’interno a tre navate, con facciata neoromantica e di fattura tipicamente inglese (il benefattore Beckwith qualche condizione l’avrà pur posta!); mentre all’inizio di Corso Gramsci, proprio all’ingresso della cittadina, si erge la cattolica San Martino (1844), che compete in grandiosità con il tempio, perché ‘simbolo missionario’ nel cuore del Valdismo.
Possono risentire marcatamente nella loro struttura dell’influsso inglese: il tempio di Rorà (1846) e di Serre d’Angrogna (1876) hanno un’abside semicircolare in fondo all’aula, dove è collocato il pulpito, in quella stessa posizione che aveva fatto gridare ‘allo scandalo’ per il tempio di San Lorenzo ad Angrogna.
… Mutano i tempi, cambiano gli atteggiamenti!
Tutti i comuni di media ed alta Valle, esprimono la loro bireligiosità in queste forme d’arte: il tempio valdese emerge per la sua sobrietà; la chiesa cattolica per la ricchezza maggiore degli arredi.
Eccezioni esistono in entrambi i ‘mondi religiosi’: Pra del Torno presentava un tempio policromo ed alquanto inconsueto, ‘ridimensionato’ dai restauri; le chiese del 1700 sono piuttosto ‘modeste’, (nonostante l’architetto Buniva), sia a Villar sia a Bobbio Pellice.
L’assetto urbanistico dei centri storici di alcuni comuni di Valle, se attentamente esplorato, può far scoprire tracce di lontano passato: sia Bricherasio sia Bibiana sono di origine medievale (… se ci fidiamo dei documenti antichi): il cuore del primo paese si trovava nel borgo San Michele, nella piccola valle laterale del Chiamogna; il centro del secondo sorgeva originariamente nel luogo oggi occupato dal Cimitero.
Purtroppo gli eventi bellici di fine Cinquecento (… colpa del generale Lesdiguières!) distrussero qualsiasi traccia ‘medievale’. I due centri storici si sono rispettivamente sviluppati in tempi successivi attorno alla Parrocchia di Santa Maria Assunta (XVII secolo), dove si conserva un altare ligneo del 1725 in stile barocco e tele di Morgari e Delleani, ed alla Piazza San Marcellino (XVIII secolo) con portici e loggiati rinascimentali.
Luserna San Giovanni emerge chiaramente nei suoi nuclei costitutivi: Luserna Alta medievale con la sua Loggia dei Mercanti, la Parrocchiale di San Giacomo, le sue strette vie, sulle quali si affacciano arcuati spiragli verso angoli raccolti e suggestivi; Airali, con evidente vocazione industriale recente; San Giovanni con il fascino del tempio dei Bellonatti, vecchie case con facciate ombreggiate da glicini, l’Ala del mercato, fontane in pietra… Torre Pellice, lungo via della Repubblica e via Arnaud, è un mondo ‘storico’ da scoprire dalle vecchie botteghe di tessuti, alle vetrine con golosità, ai bar con vecchie insegne e tradizioni del passato, all’ordinato ‘quartiere valdese’ con le sue strutture ottocentesche…
Nella pianura, tra coltivi ordinati di mais, frumento ed alberi da frutto, spiccano alcuni cascinali, ‘portatori’ di testimonianze artistiche ‘involontarie’: le due cascine ‘fortezza’ di Bricherasio, la ‘Cascina Colombera’ e la ‘Cascina Roncaglia’ sono esempi di nuclei abitativi a cortile chiuso e con torri ai lati, un tempo forse colombaie.
Se si percorre la panoramica che collega Luserna San Giovanni a Torre Pellice, si possono incontrare molti cascinali a cortile chiuso, contornati da alberi da frutto e da prati soleggiati. Sono le zone tra i 600 e 700 metri, un tempo densamente popolose, che ci riservano sorprese piacevoli: pietra, legno, terra, calce hanno rappresentato per secoli i mezzi da costruzione per realizzare il proprio mondo abitativo.
Nel vallone di Rorà i tetti grigi di lose dominano e alcune borgate arroccate sui cocuzzoli della montagna sembrano aver fermato il tempo; nell’Alta Val Pellice, tra Villar e Bobbio, molte borgate presentano come costante il legno di castagno nei balconi, nei loggiati, nelle scale…
Possiamo rendercene conto se andiamo alla Bodeina, al Bessè, a Sarzenà o ad Arbaud.
Nel Vallone di Angrogna, al Cacet o a Serre Malan, posto GTA definito ‘nido d’aquila’, a Barma Mounastira, protetta da una possente barma rocciosa, o agli Odin, alla Mourglia o a Buonanotte, è un susseguirsi di profondi balconi di legno che fungono da ‘marcapiano’ o di loggiati ombrosi.
Siccome il senso della vita comunitaria era forte nelle borgate, si possono scorgere in valle fontane-lavatoio (alla Bodeina di Villar Pellice, ai Martinails di Angrogna); forni per il pane (a Ramà); scuolette Beckwith (agli Odin, a Prassuit-Vernè); mulini, ponti, canali, forni per calce (alle Fornaci di Rorà); bealere (la Peirota tra Angrogna e Luserna S.Giovanni); mulattiere scavate nella roccia viva, scale sporgenti dai muri…
Negli anfratti delle rocce, tra vegetazione fitta, nelle ombre umide delle pendici dei monti, si trovano segni misteriosi, talvolta ambigui, un poco paurosi nella loro enigmaticità: sono coppelle, figure antropomorfe o zoomorfe, segni cruciformi o geometrici…
L’uomo li ha impressi sulla dura pietra o per motivi religiosi, o per motivi magici, o per motivi pratici: difficile stabilirlo, però è il senso complessivo che affascina, perché attestano il legame dei nostri antenati con il territorio e con la natura, di cui rispettavano e temevano il potere.
Come vivevano gli antichi valligiani?
Quale era la loro realtà economico-sociale?
Nelle loro unità abitative c’è in parte la risposta.
La Valle è un ‘libro’, talvolta enigmatico, talvolta esplicito, ma comunque sempre affascinante, se si trova la giusta ‘chiave di lettura’.