"LA CONCA DEL PRA"
QUATTRO CHILOMETRI DI PARADISO


ITINERARIO: Da Villanova (mt. 1223) alla Conca del Prà, seguendo la strada agro-silvo-pastorale di recente realizzazione (1991), che si snoda a larghi tornanti lungo le pendici dei monti, tra larici, rododendri e fioriture alpine, ed interseca a tratti la vecchia e suggestiva mulattiera.

PERCORRIBILITA’: Il percorso è agevole, anche se privo di barriere di protezione e con sfasciumi verso valle, e consente, durante la risalita, di far spaziare lo sguardo sul corso del Pellice, incassato fra le rocce e avvolto da fitta vegetazione.
L’accesso ai mezzi motorizzati è autorizzato solo da particolari permessi concessi dall’Amministrazione Comunale di Bobbio Pellice o dal gestore dell’Agriturismo Catalin e, a causa del fondo stradale irregolare e con numerosi avvallamenti, sarebbe consigliabile l’uso del fuoristrada.
Sicuramente la risalita a piedi - ore 1,30 per colmare un dislivello di circa 500 metri - è più salutare e ritemprante e consente soste per contemplare un ineguagliabile panorama, che muta aspetto e colori con il variare delle stagioni. Non è infrequente imbattersi in comitive di amanti del trekking che procedono al passo in groppa a robusti cavalli o in coraggiosi ‘cultori’ della mountain bike. Il periodo migliore per le escursioni è da giugno a settembre, anche se, condizioni atmosferiche permettendo, sarebbe intrigante una visita all’epoca della fioritura, che ricopre il vasto avvallamento di una tavolozza incredibile di colori.

DESCRIZIONE: Da Villanova, ultima frazione di Bobbio Pellice, ammirata la suggestiva cascata del Rio Combalira, si segue la strada a fondo naturale indicata da una chiara segnaletica in legno.
Il primo approdo è ai piedi dell’imponente cascata del Pis dell’Urina (mt. 1445), che spicca tra il verde della vegetazione e lancia i suoi freschi spruzzi contro un grosso masso che riporta incisi alcuni versi elogiativi delle acque del Piemonte scritti dal poeta Nino Costa.
Varcato un ponticello in legno, ci si dirige verso il Plan des Morts, luogo dal nome simbolico, che ricorda il connubio tra crudeltà umana e fatalità naturale costato la vita a valdesi fuggiaschi (Pasque Piemontesi del 1655 e valanga alpina).
Superato il Colle della Maddalena, sbarramento morenico alla Conca del Prà, che le leggende locali dicono sia stato fatto franare da ‘fantine’ indispettite dalla ingratitudine umana, si prova un’intensa emozione alla vista dello spettacolo maestoso di quattro chilometri di natura pressoché incontaminata, molto varia e piacevole, panoramica e nel contempo depositaria di ricordi storici dalle lontane guerre di religione alle lotte della Resistenza.
Si hanno di fronte la vetta biforcuta del monte Granero (mt.3171) ed ai fianchi montagne ora scabre e piene di sfasciumi, ora ricoperte di verdeggianti larici, ora pascolive, ora violacee di rododendri e di eriche, ora biancheggianti di mandrie al pascolo, ora punteggiate dalle baite degli alpeggi. Intorno svettano le cime più alte della Valle: il Colle dell’Urina (mt.2529), il Colle della Croce (mt. 2298), il Col Barant (mt.2380).
Si sentono riecheggiare i campanacci, gli striduli fischi delle marmotte allertate, i cinguettii diffusi della ricca avifauna ed il gorgoglio di acque sorgive, di fontane, di torrentelli che confluiscono nel corso del Pellice alle sue origini, ora visibile, ora nascosto nei ghiaioni del suo letto.
Entrando nella Conca, si scorge alla propria destra la Ciabota, una locanda con il suo recinto per le galline ed i maiali, con la fonte di acqua cristallina ed i recipienti di rame del latte appena munto e l’indaffarato lavoro dei proprietari intenti a preparare burro e formaggi secondo le tecniche della tradizione o cibi genuini per i clienti.
Poco lontano si sente il ronzio delle api attorno alle arnie e si notano movimenti lenti di cavalli al pascolo.
Guardando oltre, si scorge l’inconfondibile sagoma del Jervis, rifugio attrezzato ed accogliente, che fronteggia la vetta del Monte Granero, meta ambita da escursionisti esperti, attraverso la ‘via delle pietre’ o la ‘via dei larici’, raggiungibili dopo aver percorso i quattro chilometri di lunghezza della Conca.
Il rifugio costituisce un ideale punto d’appoggio per ascensioni ai monti Agugliassa (mt. 2971), Palavas (mt. 2929) e Manzol (mt. 2933); per impegnative escursioni al Rifugio Battaglione Granero, al Lago Lungo ed al Lago del Mal Cunsej o al Rifugio Barbara attraverso il Barant; per traversate internazionali attraverso il Colle dell’Urina, il Col Sellier ed il Colle della Croce, in direzione di Guil ed Abriès nel Queyras; per praticare sport come free climbing nella palestra di roccia o parapendio o per percorrere sentieri fra i pascoli con la mountain bike. Sulla scia dei versi del poeta torrese dialettale Pasquet, meglio conosciuto come Parvus, possiamo proprio dire che ‘al Prà c’è tutto’: aria pura, acqua fresca, erba fine come velluto, pinete senza fine, uccelli canori diurni e notturni, profumi di fiori, campanacci di mandrie al pascolo... Il turista, lungo la conca, è accompagnato dall’intensa voce della natura: ora l’ululato del vento, ora un cinguettio impertinente, ora un fruscio nascosto, ora il gorgogliare dell’acqua di una rustica fontana. ...E si procede fra il verde e tra le baite della Partìa d’Aval e della Partìa d’Amunt, bergerie dove si sentono belati, muggiti, rauco abbaiare di vivaci, instancabili e scattanti cani da pastore.
I tetti di lose, i muretti ingentiliti da gialli fiori selvatici, i cavalli ed i muli al pascolo brado, fanno da cornice alla struttura dell’Agriturismo Catalin, con le bianche tendine ai vetri, le panche ed i tavoli in robusto legno ed i cibi genuini, tutti da assaporare, dalle fresche ricotte al goloso bunet. Al termine del percorso si ha davvero la sensazione di essere stati in un angolo di paradiso, forse perchè il cielo sembra più vicino e la natura veramente incontaminata.