Viaggio tra gli affreschi di San Bernardino


Nell’abside, divisa in cinque zone decorative, campeggia, in una cornice barocca in stucco con testa di cherubino, la figura di San Bernardino che mostra con espressione dolorosa ad un uditorio scettico l’ostia, affiancato da San Chiaffredo alla destra, con lancia e scudo ed identificato dal nome ed inserito in una cornice di polittico, e da Santo Stefano alla sinistra, che dialoga con Dio invocando il perdono su quanti lo vogliono lapidare: simbolo di questa ‘conversazione’ una pergamena che si svolge tra cielo e terra.
Nella lunetta della fascia superiore, compaiono la Madonna in trono con bambino, la Maddalena ed il Battista, inseriti in uno scorcio paesaggistico, che suggerisce un senso di profondità con i pochi alberi visibili sullo sfondo.
La parete è decorata da uno zoccolo in ‘trompe l’oeil’ con motivi di bugnato per generare nell’osservatore l’illusione ottica di realismo e di effetti chiaroscurali.
Sulla destra c’è l’immagine di un chierico, a dimensione naturale, che porge le ampolle della Messa verso l’altare reale, che adesso è stato rimosso, al reale sacerdote: l’effetto originario doveva essere veramente spettacolare.
La volta dell’abside e le pareti laterali sono state dipinte da un pittore ignoto del 1400.
Al centro appare in un ovale (mandorla) iridescente, che occupa quasi l’intera volta, un bizantineggiante Salvatore benedicente e che tiene nella mano sinistra un libro con la scritta: “Ego sum lux mundi, via, veritas et vita”.
Ai fianchi ci sono i simboli degli Evangelisti: il bue, l’aquila, l’angelo ed il leone, con riportate alcune parole tratte dai Vangeli.
La volta è delimitata da due fasce di foglie d’acanto, inframmezzate da sei tondi con busti di alcuni santi e l’agnello, simbolo di Cristo.
Fanno da cornice sulle pareti laterali, sei per parte, i dodici Apostoli, a grandezza naturale, racchiusi in nicchie e contraddistinti dal nome e dai simboli della loro missione individuale.
Ai loro piedi, una fascia orizzontale a foglie d’acanto e fiori geometrizzati a stampo fino al pavimento.
L’affresco più significativo della cappella è la “Madonna della Misericordia con bambino”, attorno al quale sono sorte controversie per l’attribuzione e la datazione, anche se esami stilistici sembrerebbero identificare in Jacobino Longo l’autore (mani grandi ed affusolate nei vari personaggi, gli angeli con ali dalle penne chiare all’interno e rosse all’esterno, la sovrapposizione dei colori, il nimbo rosso ed oro del Bambino).
L’affresco è imponente nel senso della larghezza, accentuata dal possente trono su cui siede la vergine e dal mantello blu foderato di marrone, sostenuto da angeli ad ali spiegate, sotto il quale trovano protezione i componenti della famiglia dei committenti, i Conti Luserna di Rorà: a sinistra gli ecclesiastici e a destra le dame, tutti con volti fortemente caratterizzati.
L’immagine della Madonna, ai cui lati si trovano le massicce figure di San Sebastiano trafitto e San Biagio protettore dei tessitori e materassai, è inserita in un interno, con soffitto a cassettoni e rosoni dorati sostenuto da pilastri decorati e con capitelli d’acanto ed un pavimento a riquadri.
Alcuni dettagli dell’affresco, come lo strumento musicale offerto ai piedi della Madonna (ottavino), le reticelle sulle teste delle dame, le loro collane ed il cornetto-amuleto di colore rosso del Bambino creano effetti chiaroscurali e valorizzano gli incarnati dei volti.