ITINERARIO: Da Torre Pellice al Rifugio Barfè, attraverso la Sea di Torre, alla scoperta di un angolo di natura tra il profumo di boschi di castagno, gli aromi di una buona cucina casalinga ed iniziative per ogni stagione.
DESCRIZIONE: A Torre Pellice, in via Ravadera, una traversa di Viale Dante, inizia il tragitto che si snoda su strada asfaltata a stretti tornanti tra ville immerse nel verde nel tratto iniziale, dove si trova anche l’Hotel Bellevue, struttura ricettiva paragonabile ad una balconata sulla valle, e ombreggiata, man mano che si procede, da castagni, faggi, betulle e noccioli.
Solo l’ultimo tratto, di circa Km. 3, è uno sterrato, con fondo ‘buono’, circondato da piante di lamponi in quantità, da pini, larici e ricche fioriture di rododendri.
Lungo i tornanti emergono vecchie baite, molte ristrutturate con gusto e senza distruggere l’antica architettura, circondate da orti e fiori su piccoli terrazzamenti e, in prossimità della Sea, la vegetazione, costituita in prevalenza da conifere, offre alla vista in autunno ‘macchie marroni’ di pinaioli e porcini e in estate placide mandrie di mucche al pascolo.
Lungo il percorso, cartelli segnaletici in legno, ‘naturalmente’ inseriti nell’ambiente, segnalano con chiarezza la direzione verso il ‘Rifugio della Sea’, nato dalla recente ristrutturazione della vecchia sciovia ed in grado di ‘rifocillare’ i gitanti, e verso il ‘Rifugio-agriturismo Barfè’, meta ultima nel nostro itinerario natural-gastronomico.
Dopo circa Km. 6 di percorso, si scorge sulla propria destra un masso squadrato con inciso: ‘Località piazza del giuoco. Altitudine 1272’.
E’ la segnalazione di una piccola oasi tra le conifere, punto panoramico caratteristico e meta dei gitanti alla ricerca di quiete ed appassionati del pic-nic.
Lo sterrato prosegue in piano, immerso nel verde e nel cinguettio dell’abbondante avifauna, e in prossimità della ex-sciovia, svolta a destra e, per merito di una recente ristrutturazione, conduce in modo agevole al rifugio.
La vecchia strada, invece, è un ripido pendio, percorso facile per i gruppi di cavalieri e cavalli che spesso si incontrano, meno agevole per le vetture diverse dai fuoristrada, ‘avventuroso’ per gli escursionisti che, quasi sempre, si imbattono nella ‘mula Brigitta’, autentico leader della zona, che, saldamente piantata al centro del sentiero, ostacola bonariamente e con convinzione il percorso, forse imponendo il pedaggio di una carezza o di qualche zolletta di zucchero!
Dopo circa Km. 9 dalla partenza, (… e si consiglia di effettuare in automobile almeno il percorso fino alla Sea!), si arriva al Rifugio Barfè: un ambiente gradevole, con tavole in legno, un’ombrosa tettoia ed un panorama superbo sul Vallone d’Angrogna.
Da qui si possono percorrere sentieri alla ricerca di mirtilli, more, lamponi o funghi, a seconda della stagione; si possono osservare poiane e falchetti dal volo lento e sicuro mentre sorvolano i tetti di lose delle baite; si può ascoltare ‘il silenzio’, appena interrotto dal ronzio delle api, nelle arnie poco lontane oppure catturare nell’aria l’aroma del minestrone al forno o dei porcini alla griglia, e decidere di fermarsi a mangiare.
La città con i suoi rumori non sembra esistere: qui è lo spazio dei ronzii, del frinire delle cicale, del nitrito di qualche cavallo, del muggito delle mucche al pascolo, del grido rauco di qualche corvo, dell’aria pulita, della pace soffusa.
Ma qui è anche il luogo di iniziative interessanti e per ogni stagione. In estate si potranno effettuare visite a luoghi di culto preistorici o a borgate; giocare a bocce o al tiro con l’arco; ballare al suono di musiche occitane; visitare il laboratorio di apicoltura e l’apiario; in inverno, percorrere la vallata con le racchette ai piedi o sugli sci da fondo; discendere dai pendii in snow-board; inseguire le tracce degli animali nella neve...
Prima del ritorno, è consigliata una digressione lungo la strada forestale che porta verso Chiot d’l’Aiga, per visitare una borgata suggestiva, Serre Malan, tutta in pietra e circondata da prati ripidissimi. La sua scuola quartierale di un tempo, voluta da Beckwith, oggi è diventata un posto-tappa del GTA, dove piccoli gruppi di escursionisti autonomi possono trovare attrezzature per cucinare e per dormire.
Da questo ‘nido d’aquila’, come ha detto qualcuno, si può gettare un’occhiata alla strada che conduce con tornanti stretti ed a gomito, sospesi sulla valle, verso la statale asfaltata che collega Pra del Torno a Torre Pellice, attraverso Chiot d’l’Aiga.
Il ritorno è sempre un poco malinconico, ma si rientrerà a casa conservando negli occhi il colore del verde intenso dei boschi, nelle narici il profumo della terra e dei fiori, nelle orecchie il cinguettio degli uccelli ed il soffio del vento, nella mente il pensiero di ripetere l’esperienza.