"Vi dirò dunque ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua colpa in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giù attraverso i campi, per far più presto a tornarsene a casa; e nella gran furia del correre saltava greppi altissimi, siepi di pruni e fossi pieni d'acqua, tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori.
Giunto dinanzi a casa, trovò l'uscio di strada socchiuso.
Lo spinse, entrò dentro, e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza".

... è inevitabile però che la coscienza rimorda...
E può assumere aspetti e voci diverse.
Per Pinocchio è il cri-cri insistente del Grillo-parlante, un paziente filosofo, che rimprovera il burattino dicendogli:
"Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori e che abbandonano capricciosamente la casa paterna! Non avranno mai bene in questo mondo; prima o poi dovranno pentirsene amaramente". Poi continua consigliandolo di studiare per evitare di diventare un somaro di cui tutti si piglieranno gioco oppure di scegliersi un mestiere onesto.
Pinocchio non ha voglia nè di studiare, nè di lavorare, ma vorrebbe fare la bella vita del vagabondo, mangiando, bevendo, dormendo e divertendosi.
Il saggio Grillo-parlante, di fronte a tanta stupidità, dichiara di provare compassione e alla richiesta del burattino di spiegargliene la ragione dice:
"Perchè sei un burattino e, quel che è peggio, perchè hai la testa di legno".
Pinocchio non tollera l'insulto e con un martello di legno spiaccica il Grillo-parlante contro il muro.
Si sente l'ultimo flebile cri-cri e poi Pinocchio rimane solo...